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Consolidamento travi, pilastri e capriate in cemento armato, legno, acciaio

Nuovo Museo dell'Energia
di Cedegolo (BS)

Un intervento di recupero e ristrutturazione con la tecnologia FRP ha trasformato la centrale elettrica ENEL di Cedegolo (BS) nel nuovo Museo dell'Energia

Progetto Architettonico



AURA ENGINEERING
Capogruppo
Arch. C.GASPAROTTI
DARFO BOARIO T. (BS)
Progetto strutturale

Ing. MARIO COTTINELLI
Ing. LORENZO CANOBBIO
Impresa esecutrice

TREPIU’ COSTRUZIONI
EDOLO (BS)
 
La nascita di un’esposizione museale è sempre qualcosa di elettrizzante, quando poi la struttura in oggetto va riportata all’antico splendore cambiandone addirittura la destinazione d’uso, agli aspetti culturali si aggiunge il fascino della sfida ingegneristico-tecnologica. È il caso della centrale elettrica di Cedegolo, in Val Camonica, un edificio in stile Liberty dei primi anni del Novecento che, dopo aver svolto le sue funzioni per decenni, negli anni Settanta è stato abbandonato al suo destino. Dopo anni d’incuria l’edificio è stato completamente recuperato ed è divenuto il nuovo Museo dell’Energia.
 
Risolte tutte le difficoltà architettoniche che una struttura simile poteva presentare, il problema più delicato era rappresentato dall’incremento di carico che avrebbe gravato sulle vecchie travi in calcestruzzo armato semplice (di 16 m di lunghezza) deputate a supportare, secondo il progetto dell’Architetto, un piano intermedio collegato alle travi per mezzo di specifici tiranti. Le travi sarebbero state sottoposte a valori di Momento Agente e Taglio così alti da far pensare – in prima battuta - a una soluzione di travi reticolari in acciaio e piastre collaboranti, sistema che, pur risolvendo il problema dei nuovi carichi agenti, avrebbe creato non poche difficoltà estetiche, un forte appesantimento della copertura e un elevato costo di esecuzione. Per ovviare a tali problematiche è stato studiato un intervento di rinforzo strutturale basato sull’utilizzo di CFRP che avrebbe rinforzato le travi senza appesantirle, a un costo competitivo rispetto alle tecnologie più tradizionali. Prima di passare alla fase progettuale si è comunque resa necessaria una diagnosi preliminare per conoscere in maniera esaustiva la qualità del calcestruzzo e dell’armatura. Quest’ultima, in ottimo stato di conservazione e con elevate resistenze meccaniche, presentava un’inusuale sezione quadrata.
 
Seguendo le recenti Raccomandazioni Tecniche contenute nel DT 200/2004 e in base alla diagnosi preliminare, si è passati alla fase progettuale del rinforzo con gli FRP delle 17 travi. Per la soluzione del problema sono state sfruttate le caratteristiche tecniche delle lamine preformate con il sistema di pultrusione della gamma SIKACARBODURche, grazie alla particolarità della fibra, hanno resistenza a trazione elevata e modulo elastico simile a quello dell’acciaio. Sulla trave più sollecitata in quanto soggetta ai tiranti, sono state predisposte 4 lamine in fibra di carbonio da 120 mm di larghezza e spessore 1,4 mm di spessore. L’azione di confinamento delle lamine e il taglio è stata affidata a un doppio strato di tessuto in fibra di carbonio della gamma SIKAWRAP da 0,22 mm  di spessore.
 
Ovviamente la fase di rinforzo è stata preceduta dalla pulizia del calcestruzzo realizzata mediante sabbiatura e, in alcune aree, con martello e scalpello. Successivamente i ferri affioranti sono stati trattati con specifici inibitori di corrosione SIKATOP ARMATEC. La scelta della malta da ricostruzione è stata calibrata in funzione del modulo elastico e degli alti spessori di calcestruzzo da ricostruire;  per questo si è privilegiata la nuova malta cementizia monocomponente SIKAMONOTOP 622 evolution che – grazie alla presenza della nuova tecnologia “Net Bonding Polymer” - ha una rigidezza simile al sottofondo ed è possibile applicarla in strati successivi superiori ai 20 mm con un notevole risparmio sui tempi di applicazione.
 
L’intero sistema di rinforzo strutturale è stato applicato in soli 20 giorni lavorativi con enorme guadagno di tempo e di costi rispetto alle tecnologie più tradizionali. La prova di carico finale ha garantito e sancito il successo e l’affidabilità dell’intero sistema di rinforzo.
 
Dott. Ing. Alberto Grandi
 
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